Procol Harum – A Whiter Shade Of Pale, Gianluigi Morosin

Ogni volta che sento questo attacco di Hammond il mio cuore è trafitto dalla pura emozione.

Musica di Bach? / Procol Harum band che nella mia infanzia storpiavo procolaru, un conoscente vicino di casa l’aveva trasformato in “i broccoli stupidone.!

Sfondo: l’infanzia – giochi, giocattoli; sono da mia zia, sto giocando su un tappeto di lana fatto a mano con mia madre – pomeriggio e in sottofondo alla radio e nelle orecchie a whiter shade of pale, suonata più volte.  È la canzone del momento. C’è anche la versione italiana di Dik Dik (Senza Luce) [senzainfamiasenzalode], entrambi un grande successo.

La versione italiana non mi entusiasma molto, anche se non capisco l’inglese (ho 7/8 anni) il testo non rispecchia l’originale, che per me è mille volte più musicale, fors’anche perché non capisco un accidente di cosa cantano – nemmeno il titolo. Figuriamoci “senza luce” per un bambino di 8 anni… buio totale!

Colori: Sono qui nella Londra tanto amata, odiata e sudata, da un paio di mesi; lavoro sodo, ma nel pomeriggio finisco alle 16.00 e prendo la metropolitana che mi porta a casa. Ormai sono immerso nel flusso lavorativo, mi adeguo al ritmo frenetico del lavoratore londinese scandito da ore di punta/rush hours, cambi di stazione della metropolitana, corse per prendere la metropolitana o l’autobus più velocemente, anche infilandomitra le porte socchiuse della tube se necessario, ma per arrivare al lavoro con la dovuta puntualità a Londra, si fa così.

Londra è il mio paradiso musicale, Heaven on Earth, ogni momento o luogo trasuda musica.

Per le strade, sui muri o vetrine di negozi abbandonati, vengono incollate le locandine degli ultimi singoli, o album, o scintillano di coloratissimi cartelloni, più o meno ufficiali di dj set, feste, concerti di grandi o sconosciuti gruppi musicali.

Aiuto, Dio mio, i Music Store, luogo di perdizione, di venerazione come entrare in chiesa, musica in sottofondo da promuovere e vendere come pane appena sfornato e nei negozi generici come sfondo per lo shopping generico.

Quando esce un disco da classifica o un disco importante di qualche artista/gruppo famoso le vetrine di Virgin (r.i.p.), Tower Records (r.i.p.), e HMV sono decorate come una stilista di moda e funzionano come una calamita.

Poi al lavoro, sempre musica in sottofondo, e nel tempo libero, tra le varie mete , il pellegrinaggio alle varie catene Virgin, HMV, Tower Records, Sister Ray, ma soprattutto mi interessa il raro, l’usato, il dimenticato; il continuo setaccio nel vero senso della parola Cheapo Cheapo a Soho, tutte le filiali di Record Tapes Exchange, da Camden Town, a Notting Hill Gate, e visto che siamo in zona, una rapida visita a Rough Trade, nuovo, usato, strausato, rovinato, impolverato, ammaccato, sgualcito, ecc.non importa! Ovviamente senza trascurare nessuna delle bancarelle dei mercatini di Camden e Portobello, non si sa mai- siamo a Londra! Qui si può trovare l’introvabile.

Visitare/ammirare come in un museo: cioè a volte significa non comprare ma contemplare, nuotare nella musica, condividere questa esperienza quasi mistica con altri clienti sconosciuti che qui diventano tuoi amici.

Avere occhi e orecchie, ma soprattutto occhi arrossati bersagliati dalle 1000 copertine colorate e poi lasciarsi andare all’istinto di prendere o lasciare e infine uscire dal negozio in/soddisfatti, con le dita scure doloranti per il continuo e veloce sfogliare le copertine o mensole zeppe fino all’inverosimile di ogni ben di Dio.

Vado in questi posti da solo o con amici fidàti: tempo di permanenza: indefinito.

Conosco a memoria i negozi, dove si trovano le offerte, i basement   pieni di 45 giri polverosi, cassette e videocassette, quando arriva il vagone di nuovi usati .(!)

Al di fuori della disciplina di lavoro segnata dal tempo non relativo poi a Londra il tempo si ferma. Non devi rispettare gli orari per fare la spesa, per mangiare o per riposare, quando hai bisogno ti fermi e mangi qualcosa ovunque e ognuno bada ai fatti suoi e non guarda come sei conciato, che bello!  

Preso nel vortice della frenesia lavorativa (e non) della metropoli londinese, ho poca nostalgia di casa, ogni momento trascorso è assaporato gustato e vissuto completamente, anche se ho 4 soldi in tasca, non importa, sono a Londra.

A volte mi viene in mente la studiata e amata (alla fine) Virginia Woolf in giro per Londra, colpita da una pioggia di atomi di vita, di emozioni vissute e da vivere.

Scriveva: “Esaminiamo per un attimo una mente ordinaria in un giorno ordinario. Essa riceve una miriade di impressioni – banali, fantastiche, evanescenti o scolpite da una punta d’acciaio – che le arrivano da ogni parte. È come una pioggia incessante di atomi.. Noi registriamo gli atomi mentre cadono sulla mente e nell’ordine in cui cadono, tracciamo lo schema, per quanto scollegato o incoerente possa apparire, che ogni immagine o incidente influisce sulla coscienza. “

Aveva ragione.

A volte però, proprio la nostalgia si nasconde nelle piccole cose, nei profumi, in qualche luogo, o nelle canzoni che escono dai negozi o suonate dai bravissimi buskers che incontri per strada o nelle tube galleries.

Alcuni di loro mi sono familiari,  i loro volti, le canzoni o cover, gli strumenti. So quando e dove trovarli e ammiro i loro talenti, le loro interpretazioni gratuite. Sono lì ad alleggerire la fatica, lo stress, le preoccupazioni, i problemi, i pochi soldi rimasti e mi fanno volare con la fantasia con le loro canzoni, bravi come sono!

Dipinto ed emozioni

Quel pomeriggio…non so…ma, la nostalgia quella che ti taglia le gambe era dietro l’angolo . Non la puoi prevedere, magari a volte cercarla, come un dolce languere.

Stanco della giornata lavorativa, come inerzia mi tuffo nella tube station che mi porta a casa, in lontananza azzurra si sente il suono di un organo Hammond.

Sorrido tra me- “proprio un organo in metropolitana, e come c’è arrivato? impossibile” – ma man mano che mi avvicino, il suono sempre più distinto proviene da una piccola tastiera bianca.

Quel “dannato” busker suona ispirato e con passione “a whiter shade of pale”: un cantato bellissimo, — questa atmosfera, questa canzone in questo luogo mi emoziona, sento i brividi,  qualche lacrimuccia mi riga il volto.

Troppo bello è questo momento, questa musica, in questo posto insignificante spazza in un secondo tutta la stanchezza della giornata. Mi tornano in mente (come in un film in memoria involontaria) tutte le volte che ho sentito da bambino quella canzone e mi ri/trovo con la mente in quel pomeriggio a giocare sopra il tappeto di lana fatto a mano con mia madre.

Un pomeriggio di un giorno d’infanzia qui/lì a Londra.

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