Manic Street Preachers – Motorcycle Emptiness, Michele Benetello

Che vuoi fare in questi giorni perigliosi? Guardi, ascolti, rimugini, ti scaldi, leggi, ti ingozzi. Ti ingozzi, soprattutto. Ma da domani smetto, giuro. Pulisci, anche, tra un dpcm e l’altro. Dentro e fuori. Ne approfitti per fare ordine, che di caos ce n’è a iosa e non siamo esenti dal peccato originale. C’è un metodo nella nostra follia, dicevano quelli lì. Quindi estirpo canzoni come fossero gramigna, le estraggo da quel buco profondo dove vanno a finire le scorie emotive, creando spessore come fosse una lasagna di sentimenti. Uno strato di scorie e uno di canzoni, uno di scorie e uno di canzoni. Qualcosa ne verrà fuori. Pare che se lasci sedimentare questo bolo abbastanza a lungo diventa una sorta di diamante. Basta solo aver pazienza e un po’ di culo, poi si trasforma manco avesse Fulcanelli a dirigerne e modificarne la materia.
Dicembre si avvicina e ho una lista infinita di canzoni da tenere a bada, escono ovunque, esondano. Non so se la nostalgia sia quel cancro che dicono, vero è che madeleine così potenti in natura non ne esistono, associarle ad un profumo sarebbe l’ideale (l’odore di polvere delle moquette mi fa tornare in mente In Dub dei Renegade Soundwave, pensa te) ma anche da sole assolvono egregiamente al loro compito. Oggi ne ho spazzate fuori un bel po’, le ho lasciate all’addiaccio per qualche ora affinchè si togliessero di dosso quella patina stantìa. Non so se ho fatto bene, ma quando non sai da dove cominciare comincia dall’inizio. Sono sempre stati questi gli anticorpi con i quali potevo difendermi ad ogni snodo della vita: un 45 giri, magari un 12”; più raramente un album intero, che quelli li conservo per cose più introspettive. La lunga distanza non fa per me, pure se mi reputo un diesel. Tre minuti e mezzo, dilatati a sette se mi potevo beare della extended version. Mi basta poco. Mi bastava poco. Non sono mai stato uno da ascolti di lusso, quelli che mi hanno segnato sono – spesso ma non sempre, non sono lo stupido che credo – minutaglie da bancarelle dell’usato. Quindi da qualche giorno sono qui, a spiluccare armonie come fossero ciliegie in un giugno particolarmente afoso. Sempre le stesse poi. Rivivo un passato, lo declino ad un presente, mi immagino un futuro. Ne possono fare di cose quelle sgorbiette, eh? Tipo questa, che è tra quelle che reputo buone per tutte le stagioni e probabilmente mi porterò appresso quando scivolerò in un’altra dimensione. This Wonderful World Of Purchase Power. Il luna park sotto la pioggia, gli archi che in teoria dovrebbero ammazzare una canzone simile e invece, gli ideogrammi luccicanti, Richey che non guarda mai in camera e già ci stava dicendo tutto (buona fortuna ragazzo, ovunque tu sia), James che non è ancora diventato Balasso, la poesia socialista a sottendere, gli slogan da piano quinquennale, un poker di teppistelli gallesi che mi danno una delle ultime vere scosse della vita. 4 Real, sì. Ma anche A Design For Life.
Avete canzoni che vi fanno eruttare un par di lacrimette ogni volta che le ascoltate anche se è la centomiliardesima? Sì? Anche io. Life Sold Cheaply Forever.
Che vuoi fare in questi giorni perigliosi? Scrivi cazzate.
Ma da domani smetto, giuro.

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