Sufjan Stevens – The Ascension, Ettore Craca

What now?

Che succede ora?

Si chiude così, in un coro di voci che svaniscono nella nebbia, “The Ascension” di Sufjan Stevens, che molto probabilmente resterà il mio brano del 2020.

L’ho ascoltato decine di volte nelle ultime settimane, cercando di catturarne quell’enigma nascosto tra le note e le parole.

Qualcosa che sento che in qualche modo parla di noi in questo tempo oscuro, cresciuto in nefandezza anno dopo anno, fino a giungere a maturazione in questo 2020 in tutta la sua negatività

E tuttavia questa Ascensione di cui Stevens parla, immaginando il momento dopo la caduta del velo tra la vita e la morte, resta misteriosa. Ogni volta che mi sembra di carpirne il senso, essa sfugge ad una piena comprensione.

Si parla di aspettative deluse, del timore di aver creduto invano in qualche sorta di rivelazione del senso di questo mondo confuso, per poi rimanere senza risposte e quasi pentirsi di aver avuto questa fiducia negli altri, chiunque essi siano.

But now it strikes me far too late again
That I was asking far too much of everyone around me
And now it strikes me far too late again
That I should answer for myself
As the ascension falls upon me

Il mondo non si può cambiare, bisognerebbe rassegnarsi a questo, non avere troppe aspettative, risponderemo di quello che siamo stati e non ci sarà alcuna spiegazione del caos disperato di quest’esistenza.

And to everything there is no meaning
A season of pain and hopelessness
I shouldn’t have looked for revelation
I should have resigned myself to this
I thought I could change the world around me
I thought I could change the world for best

E’ davvero questo che ci aspetta ?

Quest’anno ci ha messo alla prova come mai prima. Ne siamo stati segnati tutti, ognuno a suo modo, ognuno si è portato addosso il suo fardello di disagio e di paura.

E quello che più pesa in questo scenario è l’incognita, il non sapere quanto durerà, quando finirà, fino a che punto le nostre vite saranno cambiate in modo definitivo rispetto a quello che erano, e se il cambiamento sarà in peggio, ipotesi temuta e che pare più probabile, o, difficile sperarlo, in meglio.

Dopo quell’oasi di relativa serenità che è stata, per molti non per tutti, l’estate, ci ritroviamo con i piedi a piombo verso quello che si prospetta come un inverno tremendo. Si parla di resistenza, di sacrifici, di perdita di posti di lavoro, di abbassamento del tenore di vita, di rinuncia a tanto di quello che davamo per scontato e che costituiva il benessere in cui eravamo immersi, le feste, i concerti, lo sport, la socialità.

Distanziati, disinfettati e con la bocca protetta.

Questo è il nuovo modo di portare avanti l’esistenza al quale ci siamo dovuti abituare.

Quanto ci vuole per assuefarsi al punto di non riuscire più a tornare indietro all’abbraccio sereno, al bacio senza patemi, alla spensieratezza del ballo, del gioco, dello sport ?

E’ più che sufficiente per cadere nello sconforto, nella depressione, nella rabbia. Sentimenti che emergono quotidianamente nella vita reale e qui, su questo schermo sempre acceso, ancor più necessario adesso che tanta vita reale è preclusa.

Abbiamo creduto di avere un controllo quasi pieno sulla nostra esistenza, non era così, e fa paura.

And now it frightens me, the thought against my chest
To think I was asking for a reason
Explaining why everything’s a total mess
And now it frightens me, the dreams that I possess
To think I was acting like a believer
When I was just angry and depressed

E allora lasciarsi andare ad una sorta di esistenza abulica, chiusa in se stessa, in qualche modo egoista è in fondo l’approdo più naturale, quando sai di non avere mezzi concreti per cambiare le cose, sembra che l’unica via sia sfogare rabbia e frustrazione su ogni cosa, ogni persona, ogni esternazione, trovare capri espiatori, colpevoli. Ci si cade tutti, prima o poi. Ma serve?

So what should be said, of a life that leaves its mess?
For once your life was sold, it could never be possessed
You were selfishly as a continent
You were finally at your best
For you favored for yourself when selfishness was blessed

Gli ultimi versi di The Ascension offrono un altro modo di rispondere.

Si, quando sarà tutto finito può essere che non avremo alcun tipo di rivelazione, ma il sapere di aver provato a mantenere la speranza, la fede, uno spirito solido, di non aver contribuito al caos e alla diffusione della menzogna e dell’odio potrà darci una forza del tutto inattesa.

But now it strengthens me to know the truth at last
That everything comes from consummation
And everything comes with consequence
And I did it all with exultation
While you did it all with hopelessness
Yes, I did it all with adoration
While you killed it off with all of your holy mess

Oggi, 15 Ottobre, sono entrato nel mio cinquantacinquesimo anno.

Provare a raggiungere e mantenere quella forza.

È quello l’obiettivo.

Ho ricevuto molti auguri

Mi saranno di aiuto, io lo so.

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