Simple Minds – Someone Somewhere In Summertime, Michele Benetello

Risveglio con il buio, le strade luccicano di qualcosa che non riesco ad afferrare. Forse è solo la rifrazione di un’umidità che mi porto appresso. Prendo il caffè alla solita pasticceria dagli orari islandesi. Le prime luci dell’alba rivelano condizioni climatiche che odorano di imminente inverno, le nuvole hanno una tonalità di grigio cara ai fanghi venefici. Ci vuole un attimo per far diga e tornare a ricordi di estati passate. Ricordi, quelli che custodisco gelosamente, quelli con i quali Marco Pandin su Rockgarage demoliva New Gold Dream chiosando: ‘i Simple Minds, dopo cinque dignitosi album – soprattutto gli ultimi tre – decidono che è arrivato il momento di guardare alle classifiche’. Quelli della recensione per Rockerilla di Alessandro Calovolo: “ Someone Somewhere In Summertime è un arrivo di notte a Santorini’. Ricordi.
Quelli che mi sono fatto fregare, come tutti, credendo di avere lo stile in tasca solo per un ciuffo adeguato e un disco marchiato Virgin Italia (registrato malissimo, peraltro). Con il senno di poi aveva ragione Marco ma io non potevo saperlo, e non ero nemmeno attrezzato emotivamente per capirlo allora. Non sapevo che l’opulenza al saccarosio di Sparkle In The Rain era dietro l’angolo, men che meno riuscivo a cogliere le avvisaglie di un new pop tutto sommato di maniera. Quindi consumai New Gold Dream. Ma non tutto, no. La title track la saltavo e sono certo che non mi crederete. Saltavo anche Promised You A Miracle. Giuro. Due singoli fatti e finiti, due perle della letteratura siglata Kerr&Burchill. Eppure le saltavo e mi sembravano aliene all’assenzio Roxy Music che permeava l’album. Però mi attorcigliavo su Glittering Prize (quel giro di basso, caro Forbes), Hunter And The Hunted (che roba diobono), Somebody Up There Likes You. E su questa. Che, appunto, contiene raggi di sole, malinconia, un passo felpato e quel microscopico istante che preannuncia l’estate con l’ultimo sole pronto a tuffarsi dentro l’orizzonte ottico che sovrasta il mare. Ci misi qualche tempo a raggranellare i soldi per il 12”, con quella versione estesa che poco aggiunge alla canzone ma ne itera lo spleen grazie ad un’introduzione rarefatta.
Sono passati 38 anni – TRENTOTTO ANNI – eppure ancora “da qualche parte c’è un posto che un milione di occhi non riesce a scorgere e da qualche parte c’è qualcuno che riesce a vedere ciò che vedo io”.

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