Lounge Lizards – Harlem Nocturne, Francesco Bucci

The-Lounge-Lizards-cover

Immaginate una radio che suona a tarda notte, all’inizio degli anni Ottanta. In epoca pre-internettiana, quella era una delle poche possibilità che si avevano per ascoltare musica differente. Una notte d’estate, fui fulminato da due brani strumentali suonati in sequenza. Erano “Harlem Nocturne” di Johnny Otis e “In a Sentimental Mood” di Duke Ellington, ed erano eseguiti dalla stessa band, un nuovo jazz combo chiamato the Lounge Lizards.
La mia generazione aveva sviluppato una certa familiarità con i suoni del jazz, grazie a tutti quei vecchi film in bianco e nero visti in televisione durante la fanciullezza. Ora eccola qui: la prova inequivocabile che c’era vita, al di fuori del canone del rock.
E che vita era! Sulla copertina del loro primo album, I Lounge Lizards avevano l’aspetto di cinque giovani uomini moderni ritratti in quella che sembrava essere una sala prove (si poteva quasi sentire il rumore del traffico, fuori dalla finestra!). Loro suonavano con competenza mista ad una strana forma di energia punk e (sì!) NESSUN virtuosismo. Ecco perché non piacevano agli appassionati di jazz (la loro musica veniva etichettata fake jazz) e, invece, quelli come me li adoravano.
A modo loro, i Lounge Lizards ci hanno fatto saltare attraverso lo specchio, alla ricerca di un mondo perduto con un proprio stile, una diversa attitudine, altri eroi.
Exeunt Ramones and Talking Heads, Enter Charlie Parker and Thelonius Monk .

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